Aborto spontaneo: le cause e i sintomi

Aborto spontaneo
Aborto spontaneo.

L’aborto spontaneo rappresenta l’interruzione di una gravidanza, che si verifica per cause indipendenti dalla volontà della donna, prima della 20a settimana.

Purtroppo non è un fenomeno raro: è stato stimato che circa il 10-20% delle gravidanze termini in un aborto spontaneo. Questa percentuale in realtà è probabilmente più alta, perché molte donne vanno incontro ad un aborto spontaneo, senza sapere nemmeno di essere in dolce attesa.

Può trattarsi di casi isolati, ma in alcuni casi gli aborti spontanei sono ricorrenti. Già dal secondo è bene effettuare delle analisi più approfondite, per capire cosa vi è alla base del problema. Ma cerchiamo di comprendere quali possono essere le cause dell’aborto spontaneo e quali sono i sintomi che permettono di riconoscerlo.

Le cause

Gli aborti spontanei si verificano, nella maggioranza dei casi, perché il feto non è sano o non si sviluppa normalmente. È una sorta di meccanismo di difesa del corpo della donna, nei confronti di feti con anomalie genetiche o cromosomatiche, che sono casuali e non legate a problemi ereditati dai genitori.

Le cause possono essere classificate in cinque grandi gruppi: genetiche, anatomiche, endocrine, infettive e da altri fattori.

Crampi

Crampi.

Le prime sono legate ad eventuali anomalie nel prodotto genetico (ossia il feto), che impediscono la normale evoluzione dell’embrione dopo il concepimento. Sono esempi di cause genetiche di aborto la gravidanza molare, l’uovo chiaro e la morte fetale intrauterina. La gravidanza molare (evento raro) si verifica per errore genetico al momento del concepimento: le cellule della placenta sviluppano una massa di cellule anomale, che prende il nome di mola, responsabile dell’aborto spontaneo. L’uovo chiaro non è altro che una gravidanza anembrionica: l’ovulo fecondato si impianta, ma il feto non si sviluppa e non cresce. Nel caso della morte fetale intrauterina l’embrione è presente, ma il suo sviluppo non si interrompe. Successivamente insorgono i sintomi dell’aborto.

Le cause anatomiche sono legate a malformazioni uterine (ad esempio difetti di fusione dei dotti di Muller, i quali danno origine all’utero), alla presenza di fibromi (miomi) o di aderenze (sinechie), causate da infezioni uterine o conseguenti ad interventi.

Nelle cause endocrine trovano posto una serie di malattie molto comuni che contribuiscono all’aborto nel 10-20% dei casi. Parliamo di: deficit della fase luteale (ridotta produzione di progesterone); alterazione dei valori della prolattina, ipotiroidismo, PCOS (sindrome dell’ovaio policistico) che incide per almeno il 45% sugli aborti spontanei.

Le cause infettive sono legate ad infezioni batteriche, come il Mycoplasma, la Clamidia, la Listeria, la Brucella e lo Streptococco del gruppo B; alla presenza di parassiti o alla presenza di virus come il Cytomegalovirus, l’Herpes virus e il virus responsabile di epatite B e C.

Altre cause di aborto spontaneo sono di natura ambientale, come l’esposizione cronica a solventi organici; l’assunzione di alcuni farmaci; la presenza di anomalie placentari e di malattie materne come quelle cardiache, renali o autoimmunitarie; il diabete mellito e il diabete gestazionale, la celiachia, l’ipertensione arteriosa e l’iperomocisteinemia.

I sintomi

I sintomi più comuni sono il dolore, i crampi addominali o il mal di schiena con intensità da lieve a grave, che si accompagnano a perdite liquide o di tessuto dalla vagina. Si tratta di muco bianco-rosa o di coaguli. Al posto delle perdite liquide possono essere presenti delle perdite ematiche più abbondanti di colore rosso vivo o marrone, anche sotto forma di grumi. Spesso sono presenti contrazioni dolorose ad intervalli variabili tra i 5 e i 20 minuti. Quando insorge uno di questi sintomi entro le 12 settimane di gestazione è bene rivolgersi al proprio ginecologo per una visita di urgenza, per valutare il da farsi.

Per ogni dubbio è sempre bene rivolgersi al proprio medico o al proprio ginecologo.

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