Alimentazione complementare: in cosa consiste

alimentazione complementare
Alimentazione complementare, in cosa consiste e come funziona.

L’alimentazione complementare è una fase di transizione, che consiste nell’abbandono graduale del latte materno o artificiale e nell’affiancamento di alimenti diversi, pian piano il bambino comincerà ad adeguarsi al regime alimentare del resto della famiglia con i dovuti step, ovviamente.

“Svezzamento” o “alimentazione complementare”

Il termine “alimentazione complementare” è più corretto rispetto al classico “svezzamento” o “divezzamento”, letteralmente “togliere il vizio”.

Il latte materno, infatti, non può essere classificato come un vizio. Per questo, è più corretto indicare questa fase intermedia con “alimentazione complementare” che introduce nuovi ed altri alimenti a complemento del latte e non in sostituzione.
Il termine “alimentazione complementare a richiesta” è l’equivalente non letterale dell’inglese “baby led weaning”, ovvero “svezzamento guidato dal bambino” traducibile anche in “autosvezzamento”.

Tempi

Il momento giusto per iniziare ad affiancare il latte con altro sarà facile da intuire: il bambino inizierà a dimostrare interesse per i cibi diversi dal latte. Il passaggio dal latte a un’alimentazione simile a quella del resto della famiglia non ha tempi prestabiliti ed è molto variabile.

Sul periodo, le modalità e i tempi di inizio dell’alimentazione complementare influiscono le specifiche esigenze nutrizionali del bambino e altri condizionamenti culturali. Per esempio, nella cultura occidentale moderna è comune l’usanza di sospendere il latte e procedere con lo “svezzamento” o “divezzamento”, ossia sostituzione delle poppate.

Altrove, invece, l’alimentazione complementare, che corrisponde all’affiancamento di latte e altri alimenti, inizia tra i 12 e i 18 mesi, alla fuoriuscita dei primi molari, oppure verso i 2/3 anni quando il bambino avrà quadruplicato il peso della nascita (anche nella tradizione ebraica l’alimentazione complementare deve avvenire intorno ai tre anni), oppure ancora ai 4 anni quando sarà trascorso un tempo pari a sei volte la durata della gestazione.

Su questo argomento è intervenuto anche Aristotele indicando i 12-18 mesi come periodo ideale per prolungare l’allattamento.

Per cominciare bisognerà privilegiare cibi più facilmente digeribili e più completi dal punto di vista nutrizionale. Vediamo più nel dettaglio una serie di domande, le più comuni tra i genitori, e le relative risposte.

Domande e risposte utili

“L’allattamento al seno deve continuare?”

La risposta è sì, l’allattamento dovrebbe continuare almeno fino al primo anno di vita. Se da parte della mamma vi fosse la disponibilità e la conciliazione di lavoro, tempo oltre alla presenza del latte, è consigliato allattare al seno anche oltre l’anno. Ricordate che il latte materno aiuta a prevenire l’insorgere di allergie e intolleranze alimentari. In ogni caso, tra i 18 e i 24 mesi il distaccamento del bambino dal seno dovrebbe avvenire naturalmente, si tratta di un dato importante: il bambino ha avuto una corretta crescita psicomotoria e affettiva e ha acquisito autonomia dalla madre.

“Cosa evitare e come iniziare?”

L’introduzione dei cibi solidi non è sempre così facile.
Come prima indicazione, evitate le grandi quantità di verdure a foglia verde, perché sono ricche di nitrati (potenzialmente dannosi), sono assolutamente vietati il sale e gli zuccheri aggiunti.
Le pappe vanno bene ma si può cominciare anche a far assaggiare gli alimenti presenti sulla tavola dei grandi purché questi piatti siano preparati secondo le esigenze del bambino.

“La procedura e la tempistica dell’alimentazione complementare sono uguali anche per i bimbi che non sono stati allattati al seno?”

Non ci sono sostanziali differenze, l’unico accorgimento importante è: posticipare un po’ dopo l’introduzione dell’alimentazione complementare, visto che il latte artificiale è più ricco di proteine rispetto al latte materno.

“Come comportarsi con i cibi allergizzanti come fragole, frutta secca, crostacei e molluschi?”

L’indicazione di evitare gli alimenti considerati allergizzanti nei primi periodi non vale più, soprattutto per i bambini che sono stati allattati al seno. Secondo alcuni studi, infatti, l’introduzione precoce di certi cibi ne favorisce la tolleranza. Restano le riserve per i crostacei e i molluschi, che contengono più istamina e possono generare reazioni pseudo-allergiche, soprattutto di tipo cutaneo.

“Quando il bambino può mangiare gli stessi piatti dei genitori?”

Dopo i 2 anni, è questo il periodo giusto per sottoporre al bambino il piatto pronto e preparato nello stesso modo dei grandi, ciò vuol dire con sale o zucchero.

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