L’occasione della vita capita una sola volta e nella carriera di uno sportivo è un attimo che va colto immediatamente, per evitare di trovarsi a vivere con il rimpianto eterno di averlo mancato. Nello storia dello sci alpino tra Olimpiadi e Mondiali ci sono stati tanti esempi di chi è riuscito a prendersi quella occasione.
Anche oggi al termine della prima manche del gigante femminile delle Olimpiadi Invernali di PyeongChang, Manuela Moelgg si è trovata ad avere tra le mani quella chance irripetibile di vincere una medaglia e anche di conquistare la prima vittoria della carriera.

In poco più di un minuto, però, tutto può cambiare ed è proprio quello che è successo ancora una volta alla veterana azzurra. Dalla possibile vittoria o medaglia ad un ottavo posto che fa tanto male e lascia quei numerosi rimpianti che hanno costellato la carriera di una sciatrice capace comunque di salire sul podio per ben quattordici volte, ma mai su quel gradino centrale, quello più alto rispetto ai due laterali.

La delusione di Moelgg era evidente al traguardo e andava in totale contrasto con la gioia di Federica Brignone, finita sul podio proprio grazie alla brutta manche della compagna di squadra. In quei momenti probabilmente Manuela ha pensato a tutta la sua carriera, alle tante volte che si è trovata in quella medesima situazione e a quante volte alla fine per sfortuna o propri errori il copione è sempre stato lo stesso.

Questa è anche l’ultima Olimpiade per l’altoatesina, che resterà comunque sempre una delle migliori interpreti del gigante azzurro. Purtroppo quello zero nella casella vittorie rimarrà anche lui, fermo e spietato, quasi come a ricordare sempre quello che poteva essere ma che non è stato. Questo è anche lo sport, che sa darti tutto in un istante, ma anche levartelo completamente in un solo minuto, in una sola manche di un gigante olimpico. In quella che era l’occasione della vita.

 

 

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Foto Renzo Brico