Peter Fill è l’uomo delle prime volte, è l’atleta della provvidenza, è il pioniere di imprese leggendarie che rimarranno per sempre impresse nella storia, è l’incarnazione dell’anno zero, lo scrittore di nuovi capitoli del grande libro dello sport azzurro. Sulle sue ali abbiamo volato e sognato, abbiamo toccato vette inesplorate e su cui non eravamo mai riusciti ad arrampicarci in oltre mezzo secolo: ci ha regalato emozioni incredibili ed indelebili, abbiamo assistito increduli e in lacrime (di gioia) all’ebbrezza che si prova quando si vivono certe sensazioni mai assaporate in passato.

Peter Fill ha vinto tre Coppe del Mondo nella propria carriera, tutte consecutive, una dietro l’altra come solo i grandissimi Campioni riescono a fare. Nella storia dello sci alpino azzurro avrà per sempre un posto speciale, al momento soltanto alle spalle di fenomeni come Alberto Tomba e Gustavo Thoeni: semplicemente monumentale, emblema di un uomo che ha sempre creduto nei proprio mezzi, che con perseveranza ha insistito e ha raccolto i frutti di tanti sacrifici dopo i trent’anni. Ha spento le 35 candeline già da qualche mese, un veterano dalle mille risorse che ancora una volta è riuscito a festeggiare in maniera sfrenata: il terzo posto odierno a Wengen lo ha spedito in orbita come meritava.

Prima delle sue gesta l’Italia non aveva mai vinto la Coppa del Mondo di discesa libera e nemmeno di combinata: detto fatto. Nel 2016 ci fa sognare in velocità pura, si replica nel 2017 e a inizio 2018 ci regala il titolo della prova mista. Tre Sfere di Cristallo una più limpida e meravigliosa, conquistate con pieno merito e anche con quel pizzico di fortuna che lo ha assistito nel momento più importuno: pensiamo oggi all’assenza voluta di Alexis Pinturault oppure agli infortuni di Jansrud e Svindal negli anni precedenti. L’albo d’oro parla chiaro: Peter Fill è un monumento vivente che va ammirato e apprezzato capace di salire sul podio in Coppa del Mondo per 22 volte in addirittura 12 anni (dal 13 gennaio 2006 al 12 gennaio 2018!) vincendo per tre volte, una sulla mitica Streif di Kitzbuehel, l’Università della discesa libera, dove solo i Dottori Campioni riescono a incoronarsi.